Gabetti su Second Life: è l’innovazione che conta

(Di alberto dottavi (del 09/03/2007))

Gabetti ha aperto una sede su Second Life. Con tanto di agenti immobiliari che, in forma di avatar, hanno il compito di vendere delle “seconde case”. E ville di gran lusso.In fondo metto un video che, anche se si tratta del promo ufficiale, fa vedere qualcosa.

Ottima mossa per Gabetti, che ha ottenuto notevole risonanza: Reuters (che su Second Life ha un’agenzia), Washington Post e Corriere.it. Assenti i blogger (dei 30 invitati c’era solo Emanuele), le domande dei giornalisti presenti all’evento sono state un po’ deludenti. Comprensibili quelle su piani di business, tempi di rientro dell’investimento, budget, eccetera, ma una scelta come questa di Gabetti non si può valutare in una relazione causa-effetto diretta e di corto respiro. È un investimento in innovazione. Non si tratta semplicemente di costruire un palazzo a un certo costo, rivendere gli appartamenti, e valutare il guadagno. Si tratta di un «business modeling», come ha affermato Maurizio Monteverdi, CEO di Gabetti Property Solutions.

«In questo caso – ha continuato – raggiungere gli obiettivi di vendita è la prova di un processo», cioè valutare l’effettiva consistenza del modello, e metterlo a punto. Anche perché «se si arriva lì, sarà poi possibile fare altro». Second Life ci mette un’economia, bisogna creare un mercato. Se l’idea di un singolo che compra una “seconda casa” come fosse quella di villeggiatura sembra stramba, illuminante invece la descrizione dei primi clienti: si tratta di consulenti che vogliono aprire un loro ufficio (uhm, e Infoservi? Ci devo pensare ;).

Ma a me interessa di più l’impegno strategico di Gabetti nell’innovazione tecnologica. L’iniziativa Second Life segue l’installazione di una serie di Open Point, nelle varie sedi Gabetti, accesi 24 ore su 24. Si tratta di grandi schermi con un’applicazione che consente di consultare il database immobiliare. Hanno trovato una pellicola trasparente adatta per operare da touch screen, così puoi “cliccare” direttamente la vetrina. Magic. La cosa curiosa è che si tratta degli stessi dati che si possono consultare via web. E ora quegli info-point ridiventano “virtuali” (ma odio questo termine, sono realissimi, solo fatti di bit, è anni che lo dico) perché si trovano anche su Second Life.

Quindi ho chiesto a Monteverdi quale fosse il motivo strategico di questo suo impegno nell’innovazione tecnologica. E mi ha risposto che, nei suoi 50 anni di storia, l’azienda ha ottenuto grande riconoscimento ma veniva ritenuta “vecchia”. E lo era anche nei processi e nella mentalità. Il nuovo piano industriale ha quindi sancito questa scelta strategica, che oltre a obiettivi d’immagine ha portato a un «riposizionamento sul mercato, nella considerazione della comunità finanziaria e anche all’interno». La spinta sull’innovazione ha infatti anche “svecchiato” la cultura dell’azienda, un risultato, in termini di “ch’ange management”, di non poco respiro.

Non c’è niente da fare: l’innovazione non va vista come un binario, sul quale spostarsi in modo orizzontale da un punto all’altro, ma va considerata in modo sistemico. Un network multidimensionale, nel quale muoversi come in un mondo. O secondo mondo, se si vuole.

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